Il vino in Trentino

Il vino in Trentino

Faedo, Sorni, Lavis, Mezzocorona nella provincia di Trento

Oggi parleremo di vino, infatti che –>Cameriencer<– sarei se non cercassi di farvi vivere le esperienze che provo in prima persona al di fuori del mondo lavorativo della ristorazione, una su tutte credo sia quando giro l’Italia a degustare appunto il vino…

Beh, al di fuori del mondo lavorativo… Fin lì… Perché sempre di un mondo correlato e parallelo stiamo parlando…

Il vino, ma specialmente il conoscerlo assaggiandolo, visitando le cantine, conoscendone posti e territorio, credo sia parte fondamentale delle esperienze da riportare al cliente in ristorante.

GIRO A CANTINE

Ebbene si, il mondo del vino è un mondo appassionante, inebriante e che ha sempre una vena di magia.

Ricordo ancora quando mi misi a studiare per il corso sommelier e mi sembrava il tutto molto complesso e difficile.

Ecco sono certo che il vino lo si possa percepire studiando, ma resta sempre e solo la prova pratica di assaggio a farci capire o meno se un determinato vino ci piace o non ci piace.

Spesso ai clienti riporto una mia frase, che nell’arco degli anni è diventato pure il mio mantra.

Una frase che per quanto semplice e di poche parole, racchiude in se stessa infinita verità.

“Esiste un unico giudizio insindacabile sul vino; o piace, o non piace. Tutto il resto è poesia”

Senza dilungarci troppo in questo preambolo, vi dirò che tramite il Ristorante alla Pergola di Saccol di Valdobbiadene, nella persona di Livio, ho la fortuna di girare molte cantine per scegliere i vini che poi andremo a riproporre in ristorante.

Per tanto, una volta al mese circa, Livio, io ed alcuni collaboratori, ci si prende una giornata di “riposo”, si stacca la spina e si va a visitare un po’ di cantine.

TRENTINO

Il giro di oggi prevede 7 cantine (estremamente impossibile da fare, infatti a fine giornata ci fermeremo a 5) e precisamente andremo a visitare tutte quelle cantine comprese tra il territorio di Mezzocorona (a Nord di Trento) e Faedo un piccolo paesino in altura, dove proseguendo per qualche decina di km si arriva nel territorio della Val di Cembra.

Andremo quindi ad assaggiare degli autoctoni per eccellenza ma anche tanti internazionali che qui riescon a trovare un terroir che permette loro di esprimersi al meglio.

Scopriamo subito le cantine visitate…

Ho deciso di rendere più a questa giornata, la lettura sarebbe stata altresì molto lunga, pertanto troverete molte foto e video per rendere il tutto più piacevole da osservare e capire.

POJER E SANDRI

GRAZIANO FONTANA

BELLAVEDER

EREDI DI COBELLI ALDO

DE VESCOVI ULZBACH

POJER e SANDRI

Un must. Passare da queste parti e non andare a trovare Mario Pojer è davvero da scellerati. Mario è uno degli ultimi veri poeti del vino rimasti, una persona con una passione infinita, un intenditore, amante del vino ed ovviamente un abile venditore.

I suoi prodotti sono vari, e spesso ha delle innovazioni contro tendenza che poi si rivelano davvero vincenti vincenti.

La cantina fondata nel 1975, negli anni è cresciuta molto ed ora annualmente produce circa 250.000 bottiglie

Cominciamo la visita in cantina con una piccola sfortuna purtroppo, proprio oggi, Mario non sarà presente per un piccolo infortunio, ci sarà quindi Marianna, la figlia, a guidarci nella storia di questa cantina.

Ecco na rapida vista della cantina con l’angolo degustazione:

Non andrò a raccontarvi tutto perché dovete assolutamente andare in primis a conoscere la cantina…

Ma un piccolo consiglio, ve lo voglio lasciare…

I VINI

I vini che più mi hanno entusiasmato:

Zero Infinito: Trattasi di vino frizzante col fondo, quindi un vino a fermentazione in bottiglia a base di Solaris, un vitigno resistente che non necessita trattamenti, di altura, in quanto i vigneti si trovano oltre gli 800m di altezza. Il vino che ne risulta è piacevole da aperitivo ma anche da pasteggiare, ha una spiccata acidità ed un’insolita ma molto piacevole presenza di frutta tropicale, quali ananas, mango e papaya, tanto al naso quanto specialmente in bocca.

Merlino: Questo è il vino che da sempre amo di questa azienda, che per chi non sapesse produce anche dell’ottimo Brandy. Perché ve lo dico? Perché Merlino nasce come vino rosso fortificato, uve Lagrein con aggiunta di Brandy fatto con vinacce di uva Schiava e Lagarino, che invecchia nelle stesse botti di Brandy per un periodo tra 8 e 10 mesi. E se vi dicessi che questo tipo di vino E’ L’UNICO IN ITALIA? Mario è un genio ve l’ho detto… Questo vino entusiasma per la frutta che si va a sentire, ciliegia, mora, mirtillo e per la speziatura che si sente… Vaniglia, polvere di cacao… Un consiglio mio? Provatelo prima puro, da sentirne tutta la sua eleganza, e poi accompagnato ad una fragola od un pezzettino di cioccolato al latte… Ne rimarrete esterrefatti.

Volete curiosare qualcosa in più? Vi lascio qua sotto il sito da consultare

GRAZIANO FONTANA

Da dove eravamo, il tragitto in macchina è stato ben breve, non credo si superi il minuto di strada.

L’azienda, è piccolina, producono circa 20.000 bottiglie, ma l’accoglienza è stata fantastica.

Abbiamo trovato Giulia, la figlia di Graziano, che è stata disponibilissima nonostante l’orario non fosse di certo dei migliori visto che siamo arrivati attorno al mezzogiorno e mezzo, in orario di pausa pranzo.

Non è stato possibile purtroppo vedere la cantina a causa di un allagamento dovuto al maltempo dei giorni prima, pertanto ci siamo fatti il nodino al dito e dopo la vendemmia autunnale, torneremo di certo a far visita.

Come dicevo l’accoglienza è stata fantastica, oltre che per l’orario, per i vini che ci hanno fatto degustare, nonché per i loro salumi… Il vino richiama sempre a “cicchettare” qualcosa, da noi si dice per asciugare, ma secondo me lo si fa proprio per la bontà e facilità di abbinamento…

Il mio pasto preferito è proprio un tagliere locale con un bel calice di vino in accompagnamento…

Ma parliamo proprio dei vini…

I VINI

Non ve li andrò a descrivere tutti, ma quelli che mi sono rimassi impressi:

Pinot Nero: Il più buono di tutta la giornata, davvero una cosa strepitosa, di quello che apri la bottiglia e manco ti accorgi di averla finita. Ha una delicatezza infinita, morbido, avvolgente ed agli occhi presenta un’insolita pienezza nel colore, un rosso rubino intenso. I vitigni di questo Pinot Nero si trovano mediamente a 450m sul livello del mare su un terreno di tipo calcareo argilloso, dove estraggono dal terroir la mineralità e sapidità che si troverà poi nel vino. Il vino poi dopo la fermentazione fa circa 12 mesi di affinamento in Barrique, il risultato è spettacolare, a mio avviso con una soppressina o uno speck è la morte sua.

Sauvignon Blanc: Noi nel trevigiano abbiamo spesso un rifiuto a priori per questa tipologia di vitigno, in quanto rovinati dalla frase “el sa da pis de gat” per cui mnemonicamente uno quando beve un sauvignon bianco dalle nostre parti la prima cosa che va a sentire è la pipì di gatto… Ma questo??? Parliamone… Ha un’acidità infinita ed una sapidità sostenuta che in bocca non finiscono mai, alternandosi a vicenda, il risultato è che la bocca continua a salivare, ed è una sensazione piacevolissima perché richiama a continuare a berne ancora. Il gusto poi è pieno e carico di frutta e fiori, ho trovato anche delle piacevoli note di miele. Assolutamente ben fatto e dir che è buono risulterebbe troppo riduttivo.

Chardonnay: Questo, oltre che per la cantina, è il vero motivo per cui DEVO tornare… Non abbiamo potuto assaggiarlo in quanto non disponibile… Poco importa direte voi… Ma quando alla mia domanda fatta ad Elisa, “Qual è il tuo vino preferito tra quelli che producete?” la sua risposta è stata “Chardonnay” capirete che la curiosità è assai, specie per uno come me che è curioso come una scimmia…

Quindi… Appuntamento rimandato… Ma non per molto ancora…

A presto…

Vi invito come sempre a guardare il loro sito, a curiosare e perché no a comprare qualche bottiglia di vino, hanno un rapporto qualità/prezzo davvero eccezionale.

https://www.propostavini.com/produttori/produttore/fontana-graziano/

BELLAVEDER

Si risale in auto e si scende di qualche tornante al Maso Belvedere, rimaniamo comunque in quel di Faedo, la cantina appunto è Bellaveder.

Qui troviamo ad attenderci il signor Tranquillo, che ci ha spiegato egregiamente la locazione, le influenze e la composizione del territorio dove sono presenti i loro vigneti.

La visita poi è proseguita nella parte sotto della cantina, incavata nella roccia, con un passaggio di quelli che assomigliano ai film di Indiana Jones.

All’interno della cantina si trova anche la Barriquaia dove parte dei loro vini fanno un affinamento in Barrique, la vera maestria sta proprio nel saper usare “legni” giusti, magari con delle botti di secondo o terzo passaggio in modo tale che la speziatura ed il tannino dato dal legno, non risultino invadenti nei confronti del vino che vi è ospitato e che si riproponga poi nel prodotto finito.

La produzione delle bottiglie si aggira tra le 80 e le 100 mila bottiglie annue, tra bianchi, rossi e bollicine… E qui siamo (MOOOLTO) ingolositi dall’assaggiare i loro Trento Doc.

Pertanto ci portiamo con il titolare in sala degustazione.

Cosa dire… I loro vini sono sapientemente prodotti ed ogni calice racchiude l’enorme passione per ciò che fanno. Su tutta la linea ho trovato delle note personale che differenziano il loro prodotto da altri, come quasi fosse una firma segreta che vogliono imprimere.

Ma anche qui non voglio rovinarvi la sorpresa, pertanto vi parlerò dei due vini dove si è soffermata principalmente la mia attenzione.

I VINI

Parlerò di due rosati, uno tranquillo ed uno spumantizzato. Avrei voluto scrivere anche del loro Trento Doc Brut Nature, eccelso e superlativo, ma conoscendolo già vi invito ad assaggiarlo e preferisco raccontarvi di questi due prodotti:

Lagrein Kretzer: E’ un’insolita scelta aziendale che non in molti percorrono, quella di vinificare in rosato il Lagrein, vitigno autoctono dell’Alto Adige, figlio del Pinot Nero e padre del Teroldego, un vitigno che da un frutto tannico ed esuberante (è uno dei miei vitigni trentini preferiti). Questo rosato è fantastico in quanto ha una buona struttura, ma una facilità di beva assurda, sembra quasi di bere un bianco con i profumi e sapori però di un rosso. La sapidità è levigata e non invadente, mentre il bouquet aromatico è complesso e spazia dal lampone alla fragola in primis, per arrivare al cacao quasi amaro ed una varietà floreale davvero degna di nota.

Rosè Brut Nature: Sempre rosato ma proveniente da sole uve di Pinot Nero, particolarità di questo vino è il bassissimo residuo zuccherino di 1,6g/l. 36 sono i mesi passati sui lieviti a cui si aggiungono altri 6 mesi di affinamento in bottiglia. Scelta aziendale non prevede nessuna aggiunta di Liqueur d’Expedition dopo la sboccatura. La bollicina è elegante, accarezza il palato e svanisce dolcemente sulla lingua, il lievito non è persistente come su tanti Trento Doc dove si sente solo “la crosta di pane” tanto in voga quanto si discute di vino. Il lampone e la mora sono predominanti, ma accompagnati da fiori quali la violetta e la rosa, molto presente e piacevole al naso. Ha anche una bella nota di agrume che lo si risente in bocca esaltandone acidità e freschezza.

Date un’occhiata al loro sito e shop online potreste davvero innamorarvene:

AZIENDA AGRICOLA EREDI DI ALDO COBELLI

Trasliamo di 5 km verso Sorni di Lavis, e proviamo a vedere se è possibile assaggiare qualche prodotto dell’Azienda Agricola Eredi di Aldo Cobelli.

Al contrario delle altre cantine, questa a noi è ignota e ci è stata consigliata da un amico.

Arriviamo in loco, e veniamo accolti da Devis uno dei tre cardini dell’azienda.

Piccola premessa, il nostro gruppo era composto da 7 persone… Vedendoci arrivare avrà pensato questi qua sono i classici imbriagoni, scrocconi che bevono e poi non comprano niente…

Ed invece devo dire che è stata la cantina che, data anche dalla novità mi ha preso di più.

Abbiamo fatto una degustazione completa di tutti i loro prodotti, ed è stata alquanto impegnativa, tanto che ci è venuto in aiuto lungo corsa con due taglieri di formaggio, con dell’ottimo Puzzone di Moena, formaggio tipico della Val di Fiemme per l’appunto.

Che dire spettacolare…

Non so se vi siete mai fatti una giornata a cantine…

Solitamente dopo il 4/5 bicchiere hai bisogno di dar una pausa altrimenti naso e bocca vanno in assuefazione e non si trovano più note nascoste che risultano pertanto impercettibili…

Ebbene in tre delle loro bottiglie ho avuto un’esplosione di gusto in bocca, di cui una ne ricordo tutt’ora profumo e aroma come lo avessi appena assaggiato.

I VINI

Gewurztraminer ‘Gess’: Di Gewurztraminer ne producono due, ben diversi l’uno dall’altro, ed entrambi esuberanti in bocca… Ma questo??? Questo ragazzi è completamente diverso da tutti quelli che ho assaggiato finora… Il terroir… Non è solo una parola da usare per fare i fighi quando si parla di vino, ma la presenza proprio di gesso come minerale nel terreno influenza tantissimo il prodotto finale. 14,5 sono i gradi alcolici di questo vino, ma attenzione… Sembra di bere un succo di frutta. Ovviamente il bouqet è complesso e variegato, classico di vitigni aromatici come questo. Bella nota sapida, con un finale lungo, ampio e persistente, gran bel bicchiere.

Schiava: Solitamente è un vitigno che non mi attrae, ma il calice assaggiato è stato da capogiro. Leggero, fresco, facile da bere eppure con una complessità aromatica di fondo impressionante. La gradazione alcolica è ridotta e lo rende ottimo da aperitivo, ma anche pasteggiando.

Datemi del matto ma io l’ho visto nella mia testa in abbonamento con un buon pesce, azzarderei quasi una pepata di cozze o del tentacolo di piovra. La verità è che è talmente versatile che lo si potrebbe bere tranquillamente a colazione invece del caffelatte…

Aldo: Ecco signori questa è stata la bottiglia che ha vinto il premio di giornata… Premessa, adoro le bollicine, adoro lo Chardonnay in purezza, e bevo spesso bollicine francesi (anche se penso che i nostri Trento Doc non hanno niente a che invidiare ai francesi, anzi).

Ecco dopo la doverosa premessa, vi racconto che 50 mesi sui lieviti, un terreno marneo e gessoso come il territorio di Champagne, uno Chardonnay in purezza, l’aria fresca del Garda che crea un microclima a se stante… Ed un bicchiere che per quanto lo si riempia, si continua a svuotare velocemente. Fantastico, unico, da brividino sulla schiena. Una bottiglia che non dovrebbe mai mancare in ristorante, ma anche in casa.
Ottimo davvero, complimenti… A voi lascio solo la voglia di cercarlo ed assaggiarlo ora…

https://cobelli.it/it/home

DE VESCOVI ULZBACH

Scendiamo da Sorni e come ultima tappa, visto l’orario ormai tardo, verso Mezzocorona, in piena Piana Rotaliana.

Una volta arrivati in cantina, la sorpresa a livello paesaggistico è molta, pur essendo in territorio di pianura…

Infatti appena scesi dalle auto, ci troviamo davanti al complesso roccioso della Costiera della Mendola, dove volendo si può salire tramite la funivia e “visitare” Monte, un piccolo paesino appunto di Mezzocorona, che conta la bellezza di 16 abitanti… Difficile non farsi gli affari altrui lassù 😀

La visuale ve lo garantisco però è mozzafiato, anche solo rimanendo ai piedi di questo gigante di roccia.

L’ora tarda ed il mancato avviso del nostro arrivo purtroppo non ci ha permesso di poter approfondire meglio questa cantina, ma un elogio va alla signora che ci ha mostrato la cantina e poi condotti alla degustazione dei loro prodotti, davvero molto preparata, cordiale e professionale.

Proprio durante la visita alla cantina, ho potuto notare le famose botti di ceramica, i Clayver, che spiccano perché sembrano delle enormi uova bianche.

Prima di parlar di vino, una piccola chicca…

Sulla parte esterna è possibile sedersi a bordo dei vigneti, e ci si sente davvero in mezzo alla natura.

Tant’è che ci sono conigli e galline che girano liberamente, nonché caprette e cavalli in un recinto poco lontano.
Una piccola cartolina d’altri tempi…

I VINI

Ma parliamo di vini, ed ecco che vi riporto i due bicchieri che mi hanno maggiormente entusiasmato..

Le Fron: è il loro prodotto di punta, parliamo di un elegante vino rosso realizzato con sole uve Teroldego. Di colore rubino brillante alla vista, offre al naso sentori molto fruttati di sottobosco, e floreali tra cui rosa e geranio. Al palato è corposo, caldo ed armonioso. Questo è uno di quei vini che finisce dentro le botti di ceramica, fa infatti un affinamento che va dai 15 ai 18 mesi.

Vigilius: Questo è il loro prodotto di fascia medio alta ma che più mi ha stupito.
Il microclima creato dalle montagne circostanti costituiscono le condizioni perfette per la coltivazione, nonchè per la massima espressione del Teroldego. I grappoli sono scelti in vigna (alla selezione Vigilius sono dedicate le vecchie viti di oltre 90 anni), e una volta diraspati, viene affettuata una pigiatura parziale (il 70-80% degli acini rimangono interi) e una macerazione prefermentativa a freddo.

La fermentazione alcolica è svolta in tini troncoconici di legno francese; dopo la malolattica, in barrique e clayver, il vino affina tra 12 e 18 mesi in barrique o tonneaux (85%) e clayver (15%), poi ancora 6-8 mesi in bottiglia. Tanta tecnica sotto questo vino, ma il risultato???
Sorprendente, affascina e ogni sorso richiama voracemente quello successivo.
Al primo sguardo il colore è rubino scuro impenetrabile, quasi dalle sfumature violacee.
Al naso invece è intenso il bouquet è balsamico-speziato, dove petali di rosa, mora e ciliegia sono predominanti su una leggera speziatura di vaniglia e polvere di cacao date dalla tostatura ed affinamento delle botti usate.. In bocca è pieno, di grande equilibrio ed eleganza, con un finale persistente che richiama la frutta trovata al naso. 

Da provare assolutamente e da tenere in casa, un ottima bottiglia da condividere con gli amici o abbinare ad un buon piatto, selvaggina in primis.

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